Nel complesso ecosistema della gestione aziendale, la solidità di una società non si misura solo dal fatturato o dall’utile d’esercizio, ma soprattutto dalla sua capacità di resistere agli imprevisti e di finanziare la propria crescita. In questo contesto, la riserva straordinaria emerge come un vero e proprio “jolly” patrimoniale.
Spesso sottovalutata o confusa con altre poste di bilancio, questa riserva rappresenta uno degli strumenti più flessibili e strategici a disposizione dei soci e degli amministratori.
In questo articolo approfondiremo ogni aspetto della riserva straordinaria, analizzando perché ogni società dovrebbe valutarne attentamente la gestione per ottimizzare il proprio patrimonio netto.
Che cos’è la riserva straordinaria
La riserva straordinaria (chiamata anche “riserva facoltativa”) è una posta del Patrimonio Netto che raccoglie porzioni di utili prodotti dalla società in esercizi precedenti e non distribuiti ai soci, né accantonati a riserve specifiche per obbligo di legge o di statuto.
Tecnicamente, si colloca all’interno della macroclasse A del passivo dello Stato Patrimoniale (voce A.VI). A differenza della riserva legale o della riserva statutaria, che hanno vincoli di destinazione molto rigidi, la riserva straordinaria è caratterizzata dalla sua natura generica.
È un “tesoretto” accumulato nel tempo che resta a disposizione della società per essere utilizzato in base alle necessità che possono sorgere nel corso della vita aziendale.
È obbligatoria?
A differenza della riserva legale (disciplinata dall’art. 2430 del Codice Civile, che impone di accantonare almeno il 5% degli utili netti annuali fino a raggiungere il quinto del capitale sociale), la riserva straordinaria non è obbligatoria per legge.
La sua costituzione dipende esclusivamente dalla volontà dei soci espressa in sede di approvazione del bilancio e di riparto dell’utile. Non è nemmeno obbligatoria per statuto (a meno che i soci non decidano diversamente, ma in quel caso prenderebbe il nome di riserva statutaria).
Il carattere “facoltativo” è ciò che le conferisce il titolo di jolly: i soci possono decidere di anno in anno se alimentare questa riserva o se procedere alla distribuzione totale dell’utile residuo. Questa libertà permette di adattare la struttura patrimoniale della società al ciclo economico corrente: si accantona di più nei periodi di vacche grasse per avere ossigeno nei momenti di contrazione del mercato.
Funzioni e vantaggi della riserva straordinaria
Perché una società dovrebbe decidere di “congelare” i propri utili in una riserva straordinaria invece di distribuirli? I vantaggi sono molteplici e toccano diversi ambiti della gestione:
1. Copertura delle perdite
La funzione primaria è quella di protezione del capitale. In caso di esercizi chiusi in perdita, secondo i principi contabili (OIC 28) la riserva straordinaria e le altre riserve facoltative costituiscono la prima linea di difesa. Utilizzare queste poste disponibili per assorbire le perdite evita di dover intaccare la riserva legale o, scenario ancor più complesso, di dover procedere alla riduzione nominale del capitale sociale
2. Autofinanziamento e Investimenti
Accantonare utili a riserva straordinaria significa trattenere liquidità e risorse all’interno dell’azienda. Questo rafforza il merito creditizio (rating) verso le banche e permette di finanziare nuovi investimenti (acquisto macchinari, ricerca e sviluppo, espansione in nuovi mercati) senza dover ricorrere esclusivamente al debito bancario, riducendo così gli oneri finanziari.
3. Flessibilità nella distribuzione futura
Essendo una riserva disponibile, i soci possono decidere in qualsiasi momento (previa assemblea) di “sbloccarla” e distribuirla sotto forma di dividendi in un esercizio successivo, magari per compensare un anno in cui l’utile è stato basso.
4. Aumento gratuito di Capitale
La riserva straordinaria può essere utilizzata per operazioni sul capitale sociale, come l’aumento gratuito. In questo modo si consolida il patrimonio, rendendo la società più solida agli occhi di stakeholder e fornitori strategici.
Quali società possono averla?
La riserva straordinaria è una figura tipica delle società di capitali:
- S.r.l. (Società a responsabilità limitata) e S.r.l.s.
- S.p.A. (Società per azioni)
- S.a.p.a. (Società in accomandita per azioni)
Anche nelle società di persone (S.n.c. o S.a.s.) è possibile prevedere l’accantonamento di utili a riserva, ma la disciplina è meno rigida e segue logiche di trasparenza fiscale differenti. Nelle società di capitali, invece, la separazione tra il patrimonio della società e quello dei soci rende la riserva straordinaria un elemento contabile fondamentale per la tutela dei terzi creditori.
È particolarmente indicata per le PMI che mirano a una crescita organica e che vogliono presentarsi agli istituti di credito con un patrimonio netto rilevante e ben strutturato.
Come si approva
Il processo di creazione, alimentazione o utilizzo della riserva straordinaria segue un percorso preciso deliberato dagli organi sociali:
- Proposta dell’Organo Amministrativo: In sede di redazione del progetto di bilancio d’esercizio, gli amministratori propongono all’assemblea la destinazione dell’utile, suggerendo l’accantonamento di una quota a riserva straordinaria.
- Delibera dell’Assemblea Ordinaria: È l’assemblea dei soci, in sede di approvazione del bilancio (da convocarsi entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio, o 180 nei casi previsti dalla legge), a deliberare formalmente il riparto e la destinazione a riserva.
- Rilevazione Contabile: A seguito dell’approvazione del verbale, si esegue la scrittura contabile nel libro giornale, girando la voce “Utile d’esercizio” alla voce patrimoniale “Riserva Straordinaria”.
Qualsiasi successivo utilizzo della riserva (sia per la copertura delle perdite sia per la distribuzione differita ai soci) richiederà sempre una specifica delibera dell’assemblea ordinaria, i cui verbali devono essere redatti con massima accuratezza per garantire trasparenza ed evitare contestazioni in sede di controllo.
Conclusioni
La riserva straordinaria rappresenta uno degli strumenti di gestione finanziaria più intelligenti per un’impresa lungimirante. La sua capacità di trasformarsi da scudo contro le perdite a carburante per gli investimenti la rende indispensabile in un mercato volatile come quello attuale.
Tuttavia, la gestione del patrimonio netto non è priva di insidie fiscali e civilistiche. Decidere quanto accantonare e quando distribuire richiede una pianificazione attenta che tenga conto degli obiettivi a lungo termine dei soci e delle esigenze finanziarie della società.
Presso lo Studio Rossi, assistiamo quotidianamente le imprese nella corretta gestione del bilancio e nella pianificazione patrimoniale, aiutandole a trasformare le riserve contabili in reali vantaggi competitivi. Una struttura patrimoniale solida è il primo passo per un’azienda di successo.



