Si premette che quanto segue evidenzia alcuni dei punti chiave e, soprattutto con riferimento alla parte documentale, si stanno ancora attendendo i decreti attuativi ufficiali.
Il panorama degli incentivi fiscali per le imprese italiane sta vivendo una trasformazione radicale. Con l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2026, il legislatore ha scelto di voltare pagina, abbandonando progressivamente il meccanismo del credito d’imposta per tornare a uno strumento ben noto e apprezzato dal tessuto produttivo: l’iperammortamento.
Questa misura si inserisce nel più ampio quadro del Nuovo Piano Transizione 5.0, segnando un ritorno alla deduzione diretta dal reddito imponibile.
Per un imprenditore, comprendere il funzionamento dell’iperammortamento 2026 non è solo una questione di conformità fiscale, ma una vera leva strategica per finanziare la modernizzazione tecnologica e la sostenibilità energetica della propria azienda.
Che cos’è l’iperammortamento 2026
L’iperammortamento 2026 è un’agevolazione fiscale che consente alle imprese di maggiorare il costo di acquisizione dei beni strumentali nuovi ad alto contenuto tecnologico ai soli fini della determinazione delle quote di ammortamento deducibili.
A differenza dei crediti d’imposta (utilizzati in compensazione tramite F24), l’iperammortamento agisce sulla base imponibile IRES o IRPEF. In termini pratici, l’azienda può portare in deduzione una cifra superiore rispetto a quella effettivamente spesa per l’acquisto del bene.
Per il 2026, la normativa ha previsto aliquote di maggiorazione particolarmente aggressive, che possono arrivare fino al 180% per gli investimenti digitali e addirittura al 220% qualora l’investimento garantisca determinati requisiti di efficienza energetica.
L’obiettivo dichiarato del Governo è duplice: stimolare la digitalizzazione dei processi (Industria 4.0) e favorire l’indipendenza energetica attraverso la produzione di energia da fonti rinnovabili (Transizione Green).
Come funziona l’iperammortamento
Il meccanismo operativo si basa sulla maggiorazione del valore fiscale del bene. Quando un’impresa acquista un macchinario interconnesso, ai fini del calcolo delle tasse, il costo di quel macchinario viene “gonfiato” virtualmente.
Esempio pratico di calcolo: immaginiamo un investimento di 100.000 € in un centro di lavoro a controllo numerico (CNC) che rientra nei parametri Industria 4.0.
Valore reale del bene: 100.000 €
Maggiorazione prevista (180%): 180.000 €
Valore fiscale ammortizzabile: 280.000 €
Considerando un’aliquota IRES del 24%, il risparmio fiscale netto totale per l’azienda sarà pari a 43.200 € (il 24% della maggiorazione di 180.000 €), che si aggiunge alla normale deduzione del costo del bene.
Il beneficio viene ripartito lungo l’intero periodo di ammortamento del bene stesso, riducendo sensibilmente l’impatto fiscale annuale.
Le aliquote a scaglioni
Il beneficio non è lineare ma decresce all’aumentare del volume complessivo degli investimenti effettuati nell’anno:
- Maggiorazione del 180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro.
- Maggiorazione del 100% per la quota di investimenti tra 2,5 e 10 milioni di euro.
- Maggiorazione del 50% per la quota tra 10 e 20 milioni di euro.
Beneficiari e soggetti esclusi
L’iperammortamento 2026 è una misura democratica, ma con paletti precisi relativi alla residenza fiscale e al regime contabile.
Chi può accedere
Possono beneficiare della misura tutte le imprese residenti in Italia (incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti), indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza o dalla dimensione aziendale. Sono ammessi:
Chi è escluso
Restano fuori dal perimetro dell’agevolazione i soggetti che non determinano il reddito in modo analitico o che si trovano in situazioni di crisi:
- Imprese in stato di liquidazione volontaria, fallimento o altre procedure concorsuali.
- Soggetti in regime forfettario (poiché non deducono i costi analiticamente).
- Imprese con sanzioni interdittive in corso o non in regola con il DURC e le normative sulla sicurezza sul lavoro.
Beni che rientrano nell’iperammortamento
Non tutti gli acquisti aziendali danno diritto alla maggiorazione. La normativa 2026 è molto specifica e divide i beni ammissibili in tre grandi categorie:
1. Beni Materiali 4.0 (Ex Allegato A)
Si tratta di macchinari, impianti e attrezzature il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati o gestito tramite opportuni sensori. Per accedere al beneficio, questi beni devono rispettare il requisito dell’interconnessione al sistema gestionale di fabbrica o alla rete di fornitura.
2. Beni Immateriali (Ex Allegato B)
Software, sistemi e piattaforme, incluse le spese per servizi sostenuti mediante soluzioni di cloud computing. Novità rilevante per il 2026 è l’inclusione esplicita di sistemi basati su Intelligenza Artificiale (AI), cybersecurity avanzata e strumenti per l’analisi dei dati (Big Data).
3. Investimenti Green e Autoproduzione Energetica
Questa è la vera anima della “Transizione 5.0”. Rientrano nell’iperammortamento anche:
- Impianti fotovoltaici (con moduli prodotti in UE ad alta efficienza).
- Sistemi di accumulo (batterie).
- Impianti per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili.
Nota Bene: Per ottenere la maggiorazione “Green” potenziata al 220%, l’azienda deve certificare (tramite perizia) un risparmio energetico minimo del 3% sulla struttura produttiva o del 5% sul processo interessato dall’investimento.
Requisiti per beneficiare dell’iperammortamento
Salvo future modifiche per poter beneficiare del beneficio fiscale dell’Iperammortamento è necessario che:
- L’investimento deve essere effettuato dall’01/01/2026 al 30/09/2028;
- Il bene deve rientrare negli elenchi dei beni materiali e immateriali tecnologicamente avanzati (da verificare negli appositi allegati IV e V della L. 199/2025), di fatto bene 4.0;
- Il bene deve essere interconnesso al sistema gestionale di fabbrica o alla rete di fornitura;
- Il bene deve essere prodotto in Stati membri dell’UE o in Stati aderenti all’accordo sullo Spazio economico europeo.
Oneri documentali
Con riferimento agli ONERI DOCUMENTALI, si evidenzia che l’attuale bozza del Decreto attuativo prevede la seguente procedura:
- Perizia tecnica asseverata per investimenti > 300K o, per investimenti di importo inferiore, Dichiarazione di atto notorio firmata dal legale rappresentante in cui attesta la presenza dei requisiti per beneficiare dell’agevolazione fiscale;
- Tutti i documenti (fatture, DDT, Contratti di leasing) devono evidenziare i riferimenti normativi dell’agevolazione ovvero:
“Acquisto di bene materiale nuovo rientrante tra quelli indicati nell’Allegato IV alla Legge n. 199/2025, agevolabile ai sensi dell’art. 1, comma 427 e seguenti della medesima Legge (L. di Bilancio 2026). Il bene è funzionale alla trasformazione tecnologica e digitale dell’impresa secondo il modello Industria 4.0.”
- Certificazione Contabile da parte di un Revisore Legale che attesti l’effettivo sostenimento delle spese ammissibili e la corrispondenza delle stesse alla documentazione contabile;
- Obbligo di trasmettere al GSE:
- una comunicazione preventiva: dove indicare gli investimenti programmati;
- una comunicazione di conferma, da trasmettere entro 60 giorni dall’esito della prima comunicazione, con l’attestazione del pagamento di almeno il 20% del costo di acquisizione;
- una comunicazione finale: per indicare il completamento degli investimenti, da inviare entro il 15 novembre 2028.
A seguito della trasmissione di tutte queste comunicazioni, la società ottiene una ricevuta di avvenuto invio rilasciata dalla piattaforma informatica ed entro 10 giorni, il GSE comunica all’impresa l’esito positivo delle verifiche effettuate.
Conclusioni
L’iperammortamento 2026 rappresenta un’occasione d’oro per le imprese che intendono fare un salto di qualità tecnologico riducendo drasticamente il carico fiscale.
Tuttavia, la complessità burocratica — che include certificazioni energetiche, perizie tecniche asseverate e comunicazioni telematiche al GSE — richiede una gestione meticolosa per evitare il rischio di revoche o sanzioni future.
Ogni investimento ha caratteristiche uniche e la scelta tra i diversi regimi agevolativi disponibili richiede una valutazione costi-benefici personalizzata.
Presso lo Studio Rossi, accompagniamo gli imprenditori nell’analisi tecnica e fiscale dei loro progetti di investimento, garantendo la corretta applicazione delle norme e la massima ottimizzazione del risparmio fiscale.
Se state pianificando nuovi investimenti per la vostra azienda, vi invitiamo a contattarci per una consulenza preliminare e per costruire insieme una strategia di crescita solida e agevolata.



