Tasse sulle aziende, quante sono e come incidono sulla tua azienda

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Delia Rossi
Dottore Commercialista
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La gestione fiscale è uno degli aspetti più complessi e, allo stesso tempo, cruciali per la salute e la crescita di qualsiasi azienda in Italia.

Comprendere quante e quali tasse gravano sull’attività imprenditoriale non è solo un esercizio di contabilità, ma un’analisi strategica fondamentale per pianificare investimenti, ottimizzare i costi e garantire la sostenibilità del business nel lungo periodo.

L’Italia è nota per avere un sistema fiscale articolato, caratterizzato da una molteplicità di imposte, tasse e contributi che possono avere un impatto significativo sui bilanci aziendali.

L’onere fiscale, o pressione fiscale, è un indicatore chiave che misura il rapporto tra le entrate fiscali e il Prodotto Interno Lordo (PIL) di un paese. Per un’azienda, questo si traduce nella percentuale di utili e ricavi che deve essere versata allo Stato e agli enti locali.

Un’elevata pressione fiscale può ridurre la liquidità disponibile, limitare la capacità di autofinanziamento e di investimento in innovazione, ricerca e sviluppo, e influire sulla competitività a livello nazionale e internazionale.

Navigare in questo complesso panorama richiede competenza e una pianificazione attenta. Dall’IRES all’IRAP, dall’IVA ai contributi previdenziali, ogni imposta ha le sue specifiche regole di calcolo, scadenze e adempimenti.

Conoscere in dettaglio queste variabili permette all’imprenditore di evitare sanzioni, di sfruttare eventuali agevolazioni e, in ultima analisi, di trasformare un obbligo di legge in un’opportunità di gestione efficiente.

Le principali tasse per le aziende

Il sistema fiscale italiano prevede diverse imposte dirette e indirette che colpiscono il reddito, il valore della produzione e i consumi delle aziende. Comprendere la natura e il funzionamento di ciascuna è il primo passo per una corretta gestione aziendale.

IRES

L’IRES, acronimo di Imposta sul Reddito delle Società, è una delle principali imposte dirette che gravano sui profitti delle aziende. È stata istituita con la riforma fiscale del 2004, in sostituzione dell’IRPEG (Imposta sul Reddito delle Persone Giuridiche).

Sono soggetti passivi IRES principalmente le società di capitali (S.p.A., S.r.l., S.a.p.a.), le società cooperative, gli enti pubblici e privati che hanno come oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali, e in generale tutte le entità giuridiche che non sono persone fisiche e che producono reddito d’impresa.

L’IRES è un’imposta di tipo proporzionale. Ciò significa che l’aliquota rimane costante indipendentemente dall’ammontare del reddito imponibile. L’aliquota attuale è fissata al 24%. La base imponibile su cui si applica questa aliquota è l’utile lordo risultante dal bilancio d’esercizio, rettificato secondo le disposizioni del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR). Il TUIR prevede infatti una serie di “variazioni in aumento” e “variazioni in diminuzione” per passare dal risultato civilistico a quello fiscale.

Ad esempio, alcuni costi che sono interamente deducibili ai fini del bilancio civilistico potrebbero essere solo parzialmente o per nulla deducibili ai fini fiscali, aumentando così la base imponibile IRES.

L’IRES incide direttamente sulla capacità di autofinanziamento dell’azienda, riducendo l’utile netto che può essere reinvestito o distribuito ai soci.

IRAP

L’IRAP, o Imposta Regionale sulle Attività Produttive, è un’imposta locale che ha lo scopo di finanziare il servizio sanitario nazionale. È una delle tasse più discusse e controverse del sistema italiano, principalmente perché la sua base imponibile è molto più ampia rispetto a quella delle altre imposte sul reddito.

Sono soggetti all’IRAP quasi tutti coloro che esercitano un’attività economica autonomamente organizzata, incluse le società di capitali e le società di persone.

La base imponibile dell’IRAP è il valore della produzione netta. A differenza dell’IRES, che si basa sull’utile, l’IRAP colpisce il valore aggiunto prodotto dall’azienda. La sua base di calcolo è determinata dalla differenza tra i ricavi (valore della produzione) e i costi della produzione (escludendo però alcune voci importanti come il costo del personale a tempo indeterminato, gli interessi passivi e le perdite su crediti). Questa particolarità rende l’IRAP particolarmente onerosa per le aziende ad alta intensità di lavoro (le cosiddette labour intensive).

L’aliquota ordinaria è del 3,9%, ma le Regioni hanno la facoltà di variarla, sia in aumento che in diminuzione, entro certi limiti. Possono anche prevedere aliquote differenziate per specifici settori di attività o categorie di contribuenti.

IRPEF

L’IRPEF, l’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche, è un’imposta diretta, personale e progressiva che, sebbene gravi principalmente sui redditi delle persone fisiche, interessa anche il mondo delle aziende.

In che modo riguarda le aziende? L’IRPEF diventa rilevante per le imprese individuali e le società di persone (S.n.c., S.a.s.). In questi casi, il reddito prodotto dall’azienda non è tassato a livello societario (come avviene con l’IRES per le società di capitali), ma viene “imputato” direttamente ai soci o al titolare dell’impresa in proporzione alle loro quote di partecipazione agli utili (trasparenza fiscale).

Questo reddito, sommato agli altri eventuali redditi personali del socio (da lavoro dipendente, da fabbricati, ecc.), confluirà nella sua dichiarazione dei redditi e sarà tassato secondo gli scaglioni IRPEF.

Come si calcola? L’IRPEF funziona con un sistema di scaglioni progressivi: l’aliquota aumenta all’aumentare del reddito. Le aliquote, che vengono periodicamente aggiornate, vanno da un minimo del 23% per i redditi più bassi fino a un massimo del 43% per quelli più alti. Questo meccanismo fa sì che il carico fiscale possa variare notevolmente a seconda della struttura giuridica dell’azienda e della situazione reddituale complessiva dei soci.

IVA

L’IVA, acronimo di Imposta sul Valore Aggiunto, è la principale imposta indiretta del nostro sistema. A differenza delle imposte dirette, non colpisce il reddito o il patrimonio, ma i consumi.

L’azienda agisce come un “sostituto d’imposta” per lo Stato. Quando vende un bene o eroga un servizio, incassa l’IVA dal cliente (IVA a debito) e la versa periodicamente all’erario. Allo stesso tempo, quando acquista beni o servizi necessari alla sua attività, paga l’IVA ai propri fornitori (IVA a credito). L’importo da versare allo Stato è dato dalla differenza tra l’IVA a debito incassata sulle vendite e l’IVA a credito pagata sugli acquisti.

In linea di principio, l’IVA è un’imposta neutra per l’impresa, poiché il suo ruolo è quello di raccoglierla e versarla. Tuttavia, può avere un impatto significativo sulla liquidità aziendale. I tempi di incasso dai clienti e di versamento allo Stato possono creare tensioni finanziarie, specialmente per le aziende con lunghi cicli di pagamento. Inoltre, in alcuni casi (operazioni esenti o non imponibili), l’IVA pagata sugli acquisti potrebbe non essere detraibile, trasformandosi in un costo effettivo. L’aliquota ordinaria in Italia è attualmente del 22%, con aliquote ridotte (10%, 5% e 4%) per specifici beni e servizi di prima necessità.

Contributi INPS

Oltre alle imposte, una componente significativa del carico fiscale è rappresentata dai contributi previdenziali e assistenziali, versati principalmente all’INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale).

Questi contributi finanziano le pensioni, l’indennità di disoccupazione, la cassa integrazione, la malattia, la maternità e altre prestazioni sociali a tutela dei lavoratori.

Il versamento dei contributi riguarda sia i datori di lavoro per i propri dipendenti, sia i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, professionisti).

  • Lavoratori dipendenti: I contributi sono calcolati in percentuale sulla retribuzione lorda del dipendente. Una parte è a carico del lavoratore (e viene trattenuta in busta paga), ma la quota maggiore è a carico dell’azienda.
  • Artigiani e Commercianti: Sono tenuti a versare contributi calcolati su un reddito minimale (indipendentemente dal reddito effettivo) e una quota percentuale sull’eventuale reddito eccedente.
  • Amministratori e Collaboratori: Se non sono professionisti iscritti a una cassa specifica, sono tipicamente iscritti alla Gestione Separata INPS, con aliquote che variano a seconda della loro posizione.

I contributi INPS rappresentano un costo del lavoro molto rilevante e incidono pesantemente sul cosiddetto cuneo fiscale, ovvero la differenza tra il costo totale del lavoro per l’azienda e lo stipendio netto percepito dal lavoratore.

Le tassazioni secondarie

Oltre alle principali imposte e ai contributi, le aziende devono fare i conti con una serie di tributi “minori” o secondari, che sommati possono comunque rappresentare un onere significativo.

Addizionali regionali e comunali

Le addizionali regionali e comunali all’IRPEF sono imposte che si aggiungono all’imposta sul reddito delle persone fisiche. Sebbene l’IRPEF sia un’imposta statale, Regioni e Comuni hanno la facoltà di istituire delle aliquote aggiuntive. Queste addizionali riguardano direttamente le imprese individuali e i soci delle società di persone, il cui reddito, come abbiamo visto, è soggetto a IRPEF. L’importo varia in base alla Regione e al Comune di residenza fiscale, creando una certa disparità territoriale nel carico fiscale complessivo.

IMU, TARI e TASI

Questi tre tributi compongono la IUC (Imposta Unica Comunale) e riguardano il patrimonio immobiliare:

  • IMU (Imposta Municipale Propria): Grava sul possesso di immobili, ad eccezione dell’abitazione principale (salvo categorie di lusso). Per le aziende, l’IMU si applica su tutti gli immobili di proprietà, come capannoni, uffici, negozi. Per gli “immobili strumentali” (quelli utilizzati direttamente per l’attività d’impresa), l’IMU pagata è deducibile dal reddito d’impresa.
  • TARI (Tassa sui Rifiuti): È la tassa destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. La tariffa è calcolata in base alla superficie dell’immobile e alla tipologia di attività svolta, che determina la presunta quantità di rifiuti prodotti.
  • TASI (Tributo per i Servizi Indivisibili): Era destinata a finanziare i servizi comunali indivisibili (illuminazione pubblica, manutenzione strade, ecc.). Dal 2020 è stata sostanzialmente accorpata all’IMU.

Imposte di bollo e registro

Sono imposte che colpiscono la formazione e la registrazione di atti giuridici.

  • Imposta di Bollo: Si applica su una vasta gamma di documenti, come fatture esenti IVA di importo superiore a 77,47 euro, contratti, atti notarili e libri contabili. Può essere assolta tramite l’apposizione della marca da bollo fisica o in modo virtuale.
  • Imposta di Registro: Si paga per la registrazione di determinati atti giuridici presso l’Agenzia delle Entrate. È tipica, ad esempio, per la registrazione dei contratti di locazione di immobili, degli atti di compravendita immobiliare o per gli atti societari come le costituzioni o le fusioni. L’importo può essere fisso o proporzionale al valore dell’atto.

Come calcolare la tassazione per un’azienda

Calcolare il carico fiscale totale di un’azienda, noto anche come Total Tax Rate, non è un’operazione banale, poiché richiede di sommare imposte di natura diversa. Non esiste una formula unica valida per tutti, in quanto il calcolo dipende dalla forma giuridica, dal settore di attività, dalla localizzazione geografica e dalla struttura dei costi.

Tuttavia, un metodo per approssimare la pressione fiscale effettiva su un’azienda è il seguente:

  1. Determinare il Risultato Ante Imposte (EBT – Earnings Before Taxes): Questo è l’utile che emerge dal conto economico prima del calcolo delle imposte sul reddito.
  2. Sommare tutte le imposte e i contributi a carico dell’azienda:
    1. IRES (o IRPEF per le società di persone/ditte individuali).
    1. IRAP.
    1. Contributi INPS a carico del datore di lavoro per i dipendenti e quelli a carico del titolare/soci.
    1. Imposte patrimoniali come l’IMU sugli immobili strumentali.
    1. Altre tasse e imposte minori (es. imposta di registro, bolli, ecc.).
  3. Calcolare il rapporto percentuale:

Total Tax Rate = (Utile Lordo Commerciale/Totale Imposte e Contributi​) × 100

È importante notare che l’utile lordo commerciale (che include anche costi come quello del personale, su cui si calcolano i contributi) è un denominatore più rappresentativo rispetto al solo EBT.

Un indicatore spesso utilizzato è il cuneo fiscale, che misura il costo totale del lavoro. Si calcola come la somma delle imposte sul reddito del lavoratore e dei contributi sociali (sia a carico del datore di lavoro che del dipendente), espressa in percentuale del costo totale del lavoro. Un cuneo fiscale elevato significa che una grossa fetta del costo sostenuto dall’azienda per un dipendente viene assorbita da tasse e contributi, riducendo lo stipendio netto in busta paga.

Pressione fiscale in Italia rispetto all’Europa

Il dibattito sulla pressione fiscale in Italia è sempre molto acceso, soprattutto quando si effettuano confronti con gli altri partner europei. Secondo i dati di vari organismi internazionali come Eurostat e l’OCSE, l’Italia si colloca costantemente tra i paesi con la pressione fiscale complessiva più alta dell’Unione Europea.

Se si analizza la tassazione sulle imprese, la situazione non cambia. Il Total Tax and Contribution Rate, un indicatore della Banca Mondiale che misura il peso di tutte le imposte e i contributi a carico delle imprese in percentuale sui profitti commerciali, per l’Italia è storicamente superiore alla media europea.

Paesi come l’Irlanda (con una corporation tax molto bassa) o molti stati dell’Est Europa presentano regimi fiscali significativamente più leggeri, il che può influire sulle decisioni di localizzazione delle imprese multinazionali.

Le principali differenze rispetto alla media europea risiedono in:

  • Elevato cuneo fiscale sul lavoro: Il costo del lavoro in Italia è appesantito da aliquote contributive tra le più alte d’Europa.
  • Molteplicità di imposte: La complessità del sistema, con la presenza di tasse come l’IRAP (che colpisce il valore della produzione a prescindere dall’utile), rende il carico fiscale meno prevedibile e più oneroso da gestire.
  • Burocrazia e adempimenti: Oltre all’onere puramente monetario, le aziende italiane devono sostenere costi significativi per la gestione degli adempimenti fiscali, che sono notoriamente numerosi e complessi.

Questa elevata pressione fiscale può rappresentare un freno alla competitività, riducendo le risorse disponibili per gli investimenti in innovazione, digitalizzazione e crescita dimensionale delle imprese.

Come ottimizzare il carico fiscale

Ottimizzare il carico fiscale non significa evadere le tasse, ma utilizzare in modo strategico e legale tutti gli strumenti messi a disposizione dalla normativa per ridurre l’onere impositivo. Questo processo, noto come pianificazione fiscale (o tax planning), è un’attività fondamentale che ogni azienda dovrebbe intraprendere con il supporto di consulenti esperti.

Ecco alcune delle principali aree di intervento:

  1. Scelta della forma giuridica: La forma societaria (ditta individuale, società di persone, S.r.l., ecc.) ha un impatto diretto sul regime fiscale applicabile. Passare da una società di persone a una società di capitali, ad esempio, può essere vantaggioso in una fase di crescita, per separare il patrimonio personale da quello aziendale e per passare dalla tassazione progressiva IRPEF a quella proporzionale IRES.
  2. Analisi e deducibilità dei costi: È fondamentale conoscere approfonditamente quali costi sono deducibili e in che misura. Una corretta classificazione e documentazione delle spese (es. spese di rappresentanza, costi auto, ammortamenti) permette di ridurre la base imponibile in modo legittimo.
  3. Sfruttamento di crediti d’imposta e agevolazioni: Lo Stato italiano e l’Unione Europea mettono a disposizione numerose agevolazioni per le imprese che investono in determinati settori. Esempi includono:
    • Crediti d’imposta per Ricerca e Sviluppo, Innovazione e Design.
    • Incentivi per gli investimenti in beni strumentali 4.0 (Transizione 4.0).
    • Agevolazioni per le assunzioni di determinate categorie di lavoratori (giovani, donne, percettori di sussidi).
  4. Pianificazione degli investimenti: Decidere quando effettuare un investimento può avere implicazioni fiscali. Ad esempio, effettuare un investimento a fine anno può permettere di iniziare a beneficiare degli ammortamenti già in quell’esercizio fiscale, riducendo l’imponibile.
  5. Gestione del TFM (Trattamento di Fine Mandato): Per gli amministratori di società di capitali, l’accantonamento di un TFM rappresenta un costo deducibile per la società e gode di un regime di tassazione separata (e spesso più vantaggioso) per l’amministratore al momento dell’incasso.
  6. Welfare aziendale: Offrire beni e servizi ai dipendenti (buoni pasto, assicurazioni sanitarie, asili nido) può essere fiscalmente più vantaggioso rispetto a un aumento in busta paga, in quanto tali erogazioni sono spesso esenti da imposte e contributi sia per l’azienda che per il lavoratore.

La pianificazione fiscale richiede un’analisi personalizzata della situazione aziendale e una profonda conoscenza della normativa, che è in continua evoluzione.

Conclusioni

Il sistema fiscale italiano rappresenta una sfida complessa per ogni imprenditore. La molteplicità delle imposte – IRES, IRAP, IRPEF, IVA, contributi INPS – unita a una serie di tributi locali e secondari, genera una pressione fiscale tra le più elevate d’Europa, che incide profondamente sulla liquidità, sulla competitività e sulle strategie di crescita delle aziende.

Comprendere il funzionamento di ciascun tributo, saper calcolare l’impatto complessivo sul proprio business e confrontare la propria situazione con il contesto europeo sono passaggi essenziali per una gestione consapevole.

Tuttavia, affrontare il carico fiscale non deve essere un processo passivo. Attraverso una pianificazione fiscale strategica, è possibile trasformare un onere in un’opportunità di gestione efficiente.

La scelta della corretta forma giuridica, l’attenta deduzione dei costi, lo sfruttamento mirato delle numerose agevolazioni fiscali e l’adozione di politiche di welfare aziendale sono solo alcuni degli strumenti a disposizione per ottimizzare il carico impositivo in modo del tutto legale.

In un panorama così articolato e in costante mutamento, il supporto di commercialisti qualificati, come quelli offerti dallo Studio Rossi, diventa un fattore strategico.

Un consulente esperto non si limita a gestire gli adempimenti, ma affianca l’imprenditore nell’analisi della struttura aziendale e nella pianificazione delle scelte future, garantendo la conformità normativa e massimizzando al contempo l’efficienza fiscale, liberando così risorse preziose da reinvestire nella crescita e nel successo dell’azienda.

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