Aprire una ditta individuale, la Guida su Costi e Passaggi

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Francesco Rossi
Dottore Commercialista e Fondatore
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La ditta individuale è la porta d’ingresso più battuta per chi decide di mettersi in proprio: si apre in pochi giorni, costa poco, non richiede capitale e non impone bilanci da depositare. Proprio per questo viene spesso scelta per esclusione, senza valutare davvero se sia la forma giusta per quel progetto.

In questa guida vediamo che cos’è esattamente una ditta individuale, quali sono i passaggi per aprirla, quanto costa realmente con i valori aggiornati, come funzionano regime forfettario e contributi previdenziali, e soprattutto in quali situazioni ha senso e in quali conviene fermarsi a ragionare prima di firmare.

Che cos’è una ditta individuale

La ditta individuale è l’impresa esercitata da una sola persona fisica. L’articolo 2082 del Codice civile definisce imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi: è su questa nozione che si fonda tutto l’impianto.

Il punto più importante da capire subito è che la ditta individuale non è un soggetto giuridico distinto dal titolare. Non ha un patrimonio proprio separato: l’imprenditore risponde delle obbligazioni assunte nell’esercizio dell’impresa con tutti i suoi beni, presenti e futuri. La casa, i conti correnti, i risparmi di famiglia rientrano nel perimetro aggredibile dai creditori. Approfondiamo il tema nella guida dedicata ai rischi della ditta individuale.

Ditta individuale, libero professionista e impresa familiare: non sono la stessa cosa

Tre situazioni che nel linguaggio comune si confondono ma che hanno inquadramenti diversi:

  • Impresa individuale commerciale o artigiana: Chi produce beni o eroga servizi in forma organizzata. Richiede l’iscrizione al Registro delle Imprese e alla gestione INPS Artigiani o Commercianti.
  • Libero professionista: Chi svolge un’attività intellettuale. Apre la partita IVA ma non si iscrive al Registro delle Imprese e versa i contributi alla propria Cassa di previdenza categoriale o, in sua assenza, alla Gestione Separata INPS.
  • Impresa familiare: Prevista dall’art. 230-bis c.c., consente di far partecipare ai risultati il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo. Resta un’impresa individuale, ma permette di imputare ai familiari fino al 49% del reddito: uno strumento di pianificazione fiscale spesso trascurato nelle imprese a conduzione familiare.

Quando la ditta individuale è la scelta giusta

Ha senso quando ricorrono, insieme, alcune condizioni:

  • l’attività è svolta da una sola persona e non sono previsti soci;
  • il volume d’affari previsto è contenuto e gli investimenti iniziali sono limitati;
  • il rischio d’impresa è basso: pochi debiti, nessun magazzino significativo, contratti brevi, nessuna responsabilità tecnica o ambientale rilevante;
  • serve partire in fretta, con costi di struttura minimi, per validare un’idea prima di impegnare capitali.

Al contrario, quando l’attività comporta investimenti importanti, dipendenti, forniture rilevanti o esposizione a responsabilità verso terzi, il confronto va aperto fin da subito con le differenze tra società di persone e società di capitali. La stessa valutazione vale per chi ha in mente un progetto scalabile: chi sta pensando di aprire una startup raramente trova nella ditta individuale la struttura adatta oltre la fase iniziale.

I passaggi per aprire una ditta individuale

La procedura è lineare e, nella maggior parte dei casi, si chiude in pochi giorni lavorativi. L’ordine con cui si affrontano i passaggi, però, non è indifferente.

1. Definire l’attività e scegliere il codice ATECO

Il codice ATECO identifica l’attività esercitata e determina a catena una serie di conseguenze: gli obblighi autorizzativi, l’inquadramento previdenziale, l’applicabilità di alcune agevolazioni e, per chi sceglie il regime forfettario, il coefficiente di redditività con cui si calcola il reddito imponibile. Le specifiche sul codice ATECO sono spiegate nella guida alla scelta del codice ATECO.

Non è una formalità da sbrigare in cinque minuti: un codice scelto male può significare un coefficiente di redditività più sfavorevole, l’iscrizione alla gestione previdenziale sbagliata o l’impossibilità di accedere a un bando.

2. Scegliere il regime fiscale

Le due strade principali sono il regime forfettario e il regime ordinario (in contabilità semplificata o ordinaria).

Per accedere e permanere nel regime forfettario occorre rispettare i seguenti requisiti:

  • ricavi o compensi non superiori a 85.000 euro nell’anno precedente (ragguagliati ad anno);
  • spese per lavoro dipendente, collaboratori e lavoro accessorio non superiori a 20.000 euro lordi annui;
  • redditi da lavoro dipendente o da pensione percepiti nell’anno precedente non superiori a 30.000 euro (salvo il caso di rapporto di lavoro cessato nel corso dell’anno);
  • assenza di partecipazioni contemporanee in società di persone/associazioni professionali o di controllo diretto/indiretto in SRL che svolgono attività economiche direttamente riconducibili a quella esercitata.

Chi rientra nel forfettario applica un’imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni in presenza dei requisiti di nuova attività. Il reddito non si calcola per differenza tra ricavi e costi effettivi, ma applicando ai ricavi il coefficiente di redditività previsto per il proprio codice ATECO. I costi effettivi non si deducono, con la sola eccezione dei contributi previdenziali obbligatori versati nell’anno.

Attenzione alle soglie di uscita: superando gli 85.000 euro (ma rimanendo sotto i 100.000 euro) si esce dal regime dall’anno successivo. Se invece si superano i 100.000 euro di incassi, l’uscita è immediata nell’anno stesso, con applicazione dell’IVA e dell’IRPEF ordinaria fin da subito.

Nel regime ordinario, il reddito si determina per differenza tra ricavi e costi effettivi inerenti. Si applica l’IRPEF progressiva secondo le aliquote vigenti:

  • fino a 28.000 euro: 23%
  • da 28.001 a 50.000 euro: 35%
  • oltre 50.000 euro: 43%

A queste si aggiungono le addizionali regionali e comunali. Diventano deducibili i costi inerenti all’attività e detraibili gli oneri personali previsti dalla legge.

3. Aprire la partita IVA e iscriversi al Registro delle Imprese

Per le imprese commerciali e artigiane la pratica si trasmette tramite la Comunicazione Unica (ComUnica), che in un unico invio telematico assolve gli adempimenti verso Agenzia delle Entrate, Registro delle Imprese, INPS e INAIL. L’iscrizione al Registro delle Imprese va richiesta prima dell’inizio effettivo dell’attività o contestualmente alla stessa.

4. Aprire le posizioni INPS e INAIL

L’iscrizione alla gestione Artigiani o Commercianti INPS è obbligatoria per chi esercita l’attività aziendale con carattere di abitualità e prevalenza. L’iscrizione all’INAIL è dovuta quando ci sono dipendenti o collaboratori, oppure per il titolare stesso in presenza di attività svolte a rischio lavorativo secondo le tabelle di legge.

5. SCIA, autorizzazioni e requisiti professionali

Molte attività richiedono la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) da inviare al SUAP del Comune, oltre alla verifica di specifici requisiti professionali o morali (es. somministrazione alimenti e bevande, installazione impianti, autoriparazione, estetica e acconciatura, commercio al dettaglio). Verificarli preventivamente evita di bloccare l’operatività dell’impresa.

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Quanto costa aprire e mantenere una ditta individuale

I costi di avvio sono contenuti, ma la gestione ricorrente richiede attenzione. Trovi maggiori dettagli nella nostra guida generale su quanto costa aprire un’azienda.

Ecco le voci di spesa principali:

  • Apertura della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate: gratuita;
  • Iscrizione al Registro delle Imprese: imposta di bollo (17,50 euro) e diritti di segreteria (circa 18 euro), oltre alle spese tecniche per la gestione della pratica telematica;
  • Diritto annuale camerale: circa 53 euro per le imprese iscritte nella sezione speciale (artigiani e piccoli imprenditori) e circa 120 euro per quelle in sezione ordinaria (valori soggetti agli adeguamenti provinciali previsti dalla legge);
  • Oneri amministrativi SUAP/SCIA: variabili a seconda del Comune e dell’attività;
  • Contributi previdenziali INPS: rappresentano la quota fisicamente più rilevante del budget annuo;
  • Consulenza del commercialista: varia a seconda del regime contabile adottato (forfettario o contabilità ordinaria/semplificata).

I contributi previdenziali: la voce da pianificare con cura

Chi apre una ditta individuale commerciale o artigiana deve tenere conto che la Gestione Artigiani e Commercianti prevede il versamento di contributi fissi sul minimale di reddito:

  • Reddito minimale annuo: fissato periodicamente dalle circolari INPS (indicativamente attorno ai 18.000 – 18.800 euro a seconda degli adeguamenti ISTAT dell’anno);
  • Contributi fissi sul minimale: pari a circa 4.500 – 4.600 euro all’anno, suddivisi in quattro rate trimestrali, dovuti anche se il reddito effettivo dell’anno risulta pari a zero o inferiore al minimale;
  • Contributi a percentuale: sulla parte di reddito eccedente il minimale si applicano le aliquote ordinarie (circa il 24% per gli artigiani e il 24,48% per i commercianti, con un incremento percentuale per i redditi più elevati);
  • Riduzione 35% per i Forfettari: chi applica il regime forfettario può richiedere all’INPS la riduzione del 35% dei contributi dovuti (sia fissi che eccedenti). Va ricordato che la riduzione proporzionale comporta una corrispondente riduzione dell’accredito delle settimane contributive ai fini pensionistici se si scende sotto la soglia minima;
  • Agevolazione over 65: i soggetti già pensionati presso gestioni INPS con più di 65 anni possono richiedere la riduzione del 50% dei contributi dovuti.

Pianificare mensilmente gli accantonamenti per le scadenze fiscali e contributive evita le tipiche tensioni finanziarie che molti neo-imprenditori affrontano al secondo anno di attività.

Il vero limite: la responsabilità illimitata

Tutti i vantaggi della ditta individuale — semplicità, costi bassi, nessun obbligo di deposito bilancio, gestione diretta — hanno un contrappeso giuridico preciso: l’assenza di separazione patrimoniale.

Non esiste un patrimonio aziendale formalmente diviso da quello personale. Per le obbligazioni assunte nell’esercizio dell’impresa, i creditori possono rivalersi su tutti i beni del titolare, presenti e futuri (conti correnti personali, immobili, risparmi).

La separazione patrimoniale netta si ottiene scegliendo strutture societarie dotate di personalità giuridica autonoma, come la SRL, in cui delle obbligazioni sociali risponde solo la società con il proprio patrimonio.

Quando è il momento di passare a una società

Ci sono segnali chiari che indicano la necessità di evolvere la forma giuridica:

  • il reddito cresce costantemente e gran parte degli utili viene reinvestita nell’attività;
  • occorre effettuare investimenti significativi in attrezzature, immobili o magazzino;
  • si assumono dipendenti e si sottoscrivono contratti complessi con fornitori o clienti strutturati;
  • è previsto l’ingresso di soci, familiari o finanziatori;
  • si vuole proteggere il patrimonio personale dai rischi d’impresa.

Il passaggio da ditta individuale a società non richiede necessariamente di chiudere l’attività per ripartire da zero: si può ricorrere ad operazioni straordinarie come il conferimento d’azienda.

Per approfondire i passaggi operativi, consulta la nostra guida su come trasformare una ditta individuale in SRL. Chi lavora da solo può inoltre valutare l’opzione della SRL unipersonale o della SRL artigiana.

Agevolazioni e finanziamenti per le nuove imprese

Per chi avvia una nuova ditta individuale sono spesso disponibili strumenti di supporto finanziario a livello nazionale, regionale e camerale:

  • Contributi a fondo perduto: erogazioni destinate a coprire parzialmente spese di investimento (macchinari, software, impianti);
  • Finanziamenti agevolati: prestiti a tasso zero o agevolato per coprire la liquidità o gli investimenti di avvio;
  • Garanzie pubbliche: ad esempio la garanzia del Fondo di Garanzia per le PMI, che facilita l’accesso al credito bancario;
  • Bandi regionali e camerali: la Regione Emilia-Romagna e le Camere di Commercio locali pubblicano periodicamente incentivi dedicati all’imprenditoria giovanile, femminile, all’innovazione digitale e alla sostenibilità.

Regola fondamentale: la maggior parte dei bandi prevede che le spese siano effettuate successivamente alla presentazione della domanda. È quindi essenziale verificare gli incentivi disponibili prima di procedere agli acquisti.

Gli errori da evitare nei primi mesi

  1. Scegliere la forma giuridica per inerzia: aprire la ditta individuale solo perché “costa meno” senza valutare i rischi concreti dell’attività.
  2. Ignorare l’impatto dei contributi fissi INPS: non considerare i contributi minimi dovuti a prescindere dal fatturato effettivo.
  3. Mancata pianificazione delle scadenze fiscali: non accantonare le somme necessarie per il versamento di saldi e acconti imposte.
  4. Confondere il fatturato con il guadagno netto: nel regime forfettario l’imposta si calcola sui ricavi abbattuti dal coefficiente ATECO, indipendentemente dai costi reali sostenuti.
  5. Sottovalutare gli adempimenti contabili: trascurare la fatturazione elettronica e la conservazione dei documenti contabili.

Perché affidarsi a un commercialista del territorio

Aprire una partita IVA è una procedura tecnica rapida; scegliere la strategia fiscale e giuridica corretta richiede invece competenza e visione complessiva.

Lo Studio Rossi affianca da oltre trent’anni gli imprenditori di Faenza e del territorio romagnolo. Assistiamo aziende e professionisti fornendo consulenza come commercialisti a Ravenna, Lugo, Castel Bolognese, Brisighella, Russi, Imola e Forlì.

Conoscere il tessuto economico locale — commercio, artigianato, agricoltura e servizi — ci permette di individuare subito i requisiti autorizzativi giusti, i bandi di finanziamento attivi e le soluzioni fiscali più adatte alle tue esigenze.

Domande frequenti sull’apertura di una ditta individuale

Quanto costa aprire una ditta individuale nel 2026?

L’apertura della partita IVA è gratuita. L’iscrizione al Registro delle Imprese richiede imposte di bollo e diritti di segreteria per circa 35-40 euro complessivi, oltre alle competenze del professionista che cura la pratica. Il diritto camerale annuo varia tra circa 53 euro (sezione speciale) e 120 euro (sezione ordinaria).

Quanto tempo serve per l’apertura?

Utilizzando la Comunicazione Unica telematicamente, l’apertura si completa in pochi giorni lavorativi. I tempi possono allungarsi qualora l’attività richieda autorizzazioni preventive, licenze o presentazioni SCIA complesse.

Serve un capitale minimo?

Utilizzando la Comunicazione Unica telematicamente, l’apertura si completa in pochi giorni lavorativi. I tempi possono allungarsi qualora l’attività richieda autorizzazioni preventive, licenze o presentazioni SCIA complesse.

Serve un capitale minimo?

No. La ditta individuale non richiede alcun capitale sociale minimo obbligatorio.

Che differenza c’è tra ditta individuale e libero professionista?

Il libero professionista svolge un’attività intellettuale, si iscrive alla Gestione Separata INPS o alla propria Cassa professionale e non si iscrive al Registro delle Imprese. L’impresa individuale (commerciale o artigiana) svolge un’attività di produzione o scambio beni/servizi, si iscrive al Registro delle Imprese e versa i contributi alla Gestione Artigiani o Commercianti INPS.

Posso aprire una ditta individuale se sono lavoratore dipendente?

Sì, a condizione che non sussistano vincoli di esclusiva o patti di non concorrenza previsti dal contratto di lavoro. Ai fini dell’accesso al regime forfettario, il reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente non deve superare la soglia di 30.000 euro (limite che non si applica se il rapporto di lavoro è cessato).

Stai per aprire la tua attività?

La scelta del codice ATECO, del regime fiscale e della struttura giuridica condiziona la gestione finanziaria e fiscale dei primi anni di attività.

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